Ma davvero fa bene cantare?

Ma davvero fa bene cantare?

Benvenute o Bentornate su Zen Mum, il Tempio della Donna! Oggi, per la rubrica In Chiave di Zen, abbiamo la seconda puntata del percorso Cantananna: il racconto della magia del canto. La rubrica è curata da Francesca Venturoli, che si occupa di educazione musicale per la prima infanzia, Ma davvero fa bene cantare?

Canta che ti passa!

Canta che ti passa! Chi di noi non se l’è sentito dire almeno una volta? E chi di noi non l’ha mai detto? Magari in una situazione in apparenza “un po’ problematica”?

Come sempre, nei detti e nei proverbi, c’è del vero. Cantare fa bene!

Cantare – a noi stessi e agli altri, bambini in primis – è un tipo di attività che apporta molti benefici non solo fisici e psicologici, ma anche emozionali e cognitivi sia a chi canta sia a chi ascolta. Numerosi studi supportano e confermano il fatto che la pratica musicale attiva, fin dalla più tenera età, contribuisce, tra le altre cose:

  • allo sviluppo del linguaggio attraverso la consapevolezza dei fonemi, delle sillabe che li compongono e in generale della prosodia. Anche la lettura ne trae benefici. Infatti, sebbene la musica e la parola scritta sfruttino diversi sistemi di decodifica, la loro interpretazione coinvolge pattern neurali analoghi
  • allo sviluppo di competenze relazionali e sociali, specie attraverso interazioni che prevedano il ballo e il movimento, rendendo anche i bambini più piccoli (2-3 anni) più empatici e proattivi nell’aiutare il prossimo
  • allo sviluppo fisico delle strutture cerebrali sia a livello micro sia macro. Uno sviluppo non attribuibile a caratteristiche preesistenti, che si traduce in un cervello più attivo e reattivo anche nei confronti di attività non strettamente musicali.

Cantare genera una reazione chimica nel nostro corpo

Ma, care mamme, la cosa che mi affascina sempre di più tra tutte queste è che il semplice fatto di cantare al nostro bambino – o anche solo canticchiare, con o senza competenze musicali specifiche – innesca nel nostro corpo una reazione chimica automatica che normalizza i livelli di cortisolo (ormone dello stress) nel nostro sangue e ci fa sentire fisicamente meglio. Gli effetti positivi di questa reazione chimica si riscontrano non solo in noi, ma anche in chi ci ascolta. Sarà mica per questo motivo che Madre Natura ci ha dotato di questo istinto innato che ci porta a cantare in piena notte per tranquillizzare le nostre creaturine urlanti – e noi con loro?

Se non si riesce a cantare da soli, farlo in gruppo può aiutare!

Cantare fa bene in gruppo

Altra cosa interessante: in caso di depressione post parto, nonostante i genitori paiano meno disposti a calmare spontaneamente i propri bambini attraverso il canto, gli stessi traggono enormi benefici se fatti partecipare a gruppi di attività musicale attiva insieme ai propri piccoli.

Come dire: canta che ti passa ma se non ce la fai da solo, unisciti al coro!

E’ una battuta, ovviamente, senza alcuna intenzione di sminuire una situazione grave di depressione post parto. Ma mi fa pensare al mio primo post parto: ero spesso da sola e mi sentivo completamente incapace, inadatta e non innamorata del mio bambino. Gli ho cantato infinite canzoni, camminando migliaia di passi tra una stanza e l’altra, ma la verità è che credo di aver curato più me che lui. E alla fine, mi sono sentita meglio, ho cominciato ad uscire e a vedere anche altre persone, ma ho continuato a cantare, sempre.

Cantare fa bene scientificamente!

La scienza dietro tutto questo, è affascinante per tre ragioni: il respiro, in primis, che per il canto deve necessariamente essere più ampio e profondo, contribuisce all’ossigenazione del sangue e del cervello, che si sentono immediatamente “ricaricati”.

Il “buon vecchio cortisolo”, poi, a cui abbiamo accennato prima,  comincia a normalizzarsi – ovvero ad abbassarsi se è troppo alto (stress) e ad alzarsi se è troppo basso (depressione), riportando la chimica del nostro sistema “corpo” ad una situazione più gestibile.

Infine, se abbiamo la possibilità di unirci a qualcuno per cantare, aiutiamo ulteriormente il tutto con una scarica di endorfine e dopamine gentilmente – e automaticamente – offerte dal nostro corpo.

In tutta questa meraviglia, ricordiamoci che abbiamo il nostro bambino con noi e che il semplice fatto di sentire la nostra voce lo fa sentire al sicuro, amato e protetto.

Il canto è il nostro super-potere!

Cantare Superpotere

Insomma, abbiamo nel canto un superpotere sempre disponibile, portatile, gratuito e cucito apposta su di noi e sul nostro piccolo: il trucco sta tutto nel rendercene conto ed accogliere questa possibilità quando si presenta.

Magari siamo stanche e sopraffatte dalla giornata e sentiamo emergere tra i ricordi una melodia, una canzone che ci riporta ad un’emozione vissuta tempo prima, magari un brano le cui parole ci hanno particolarmente toccato: accogliamo questa sensazione e diamoci la libertà e il permesso di cantare.

Magari è la sesta volta che ci svegliamo di notte e non ne possiamo più e l’unica cosa che ci viene in mente è “ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do”. O magari è la settima volta e ci viene in mente solo “Highway to hell”.

Ricordiamoci di noi!

La cosa davvero importante è ricordarci di noi, accorgerci di noi e riconoscere che in quel momento abbiamo voglia di dare voce e dare canto a quello che proviamo, per aiutarci a innescare le reazioni che poi ci faranno stare meglio.

Anche se siamo per strada e temiamo che qualcuno ci possa sorprendere: magari, chi lo sa, trova il coraggio di unirsi a noi.

La prossima domanda sarà: e la tua vita, che colonna sonora ha?

I seguenti testi sono stati citati nell’articolo:

  • Sousa D.A. (2016) How the brain learns.
  • Laurel J. Trainor and Laura Cirelli, (2015) Rhythm and interpersonal synchrony in early social development
  • Cirelli L. K., Wan S. J., & Trainor L. J. (2016). Social effects of movement synchrony: Increased infant helpfulness only transfers to affiliates of synchronously moving partners
  • Habibi, Damasio, Ilari, Elliott Sachs, (2018) Music training and child development: a review of recent findings from a longitudinal study
  • Shenfield T., Trehub S., Nakata T. (2003) Maternal singing modulates infant arousal
  • Field, T. (2010) Postpartum depression effects on early interactions, parenting and safety practices.
  • Boso, M., Politi P., Barale F., Emanuele E., (2006) Neurophysiology and neurobiology of the musical experience

Per approfondimenti sul tema e per un collegamento diretto ai testi citati, si invita a visitare la pagina Facebook.

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